Inquadrare storicamente il periodo in cui visse Giuseppe
BORSALINO nel panorama italiano significa parlare di “Risorgimento “ e
di quella che a livello europeo viene identificata come rivoluzione borghese.
L'infanzia
Giuseppe Borsalino nacque a Pecetto di Valenza il 15 settembre 1834 in una
casa di via del Castello n. 3 e venne battezzato il giorno seguente nella
Chiesa Parrocchiale dedicata a “Santa Maria e San Remigio”. Le
sue furono origini umilissime: il padre, Giuseppe Renzo, era dipendente comunale,
la madre, Rosa Veglio, era casalinga e probabilmente, come tutte le donne
d’allora, aiutava nel lavoro dei campi. Il paese era infatti caratterizzato
da una modesta economia agricola in un contesto di vita patriarcale. Le memorie
ci tramandano che Giuseppe era un bimbo molto vivace con una voglia innata
di scoprire il mondo: amava giocare e “scorazzare per campi e vigne” trascurando
decisamente la scuola e per tale motivo spesso veniva redarguito dalla madre.
L'adolescenza e il periodo francese
La sua vivacità lo indusse, quattordicenne, a lasciare la casa paterna,
all’insaputa dei suoi, per recarsi ad Alessandria dove alloggiò quale
apprendista cappellaio presso Sebastiano Camagna. A sedici anni si trasferì a
Sestri Ponente da dove s’imbarcò alla volta di Marsiglia, in quanto
la Francia era considerata in quel periodo “patria della lavorazione
del cappello”. Del suo periodo francese non si sa quasi nulla se non
che fu anche a Aix en Provence e a Bordeaux dove perfezionò la sua arte,
facendosi apprezzare persino dalla vedova del suo datore di lavoro che s’innamorò di
lui proponendogli di diventare suo marito e socio in affari. Lasciata la vedova,
si trasferì a Parigi presso la famosa “Casa Berteil” che
lavorava esclusivamente cappelli fini di castoro, dove divenne un provetto
artigiano cappellaio.
L'antica casa Borsalino
Nel 1857 rientrò in Alessandria con il proposito di mettersi a lavorare
in proprio in società con il fratello Lazzaro che sino ad allora aveva
fatto il mediatore. Sposò Angela Prati, cognata dal fratello, e con
il frutto dei risparmi francesi impiantò la sua prima “follatura” in
un cortile di Via Schiavina. Poco dopo rilevò una fabbrica di cappelli
di un certo Signor Primo con sede in Via Vescovado ed aprì un negozietto
per la vendita dei suoi cappelli in Via Maestra, ora Via Milano. Nel 1872 si
trasferì nuovamente in Via dell’Orto. Gli affari andavano molto
bene, sicché nel 1874 aprì una fabbrica a Genova per la realizzazione
dei cilindri e un’altra a Verona (1880) per la lavorazione di un cappello
più comune destinato all’esportazione. Le due fabbriche, chiuse
rispettivamente nel 1883 e nel 1888, confluirono nello stabilimento di Alessandria
che rimase il centro della sua attività. Qui infatti vennero formate
eccellenti maestranze e studiati attentamente i mercati creando le basi della
fortuna del marchio “Borsalino” poiché Giuseppe desiderava
fortemente fare del suo “CAPPELLO” un prodotto eccellente. Nel
1888, con lo spostamento del canale Carlo Alberto, la sede è definitivamente
stabilita in Corso Cento Cannoni con la creazione dello stabilimento e del
Palazzo Uffici oggi sede dell’Università degli Studi di Alessandria.
Se all’inizio della sua avventura con 10 operai produceva una media di
50 cappelli al giorno, nel 1861 con 60 operai ne produceva 120 e dopo 15 anni
con 180 operai la produzione giornaliera arrivava a 410 unità. Alla
sua morte nel 1900 la produzione annuale era di 750.000 cappelli di cui 450.000
destinati all’esportazione.
I rapporti con l'estero
Lo sviluppo della sua industria è certamente dovuto alla sua grande
volontà personale, ad un fine intuito e ad una forte vocazione al rischio.
Amava viaggiare da un paese all’altro per acquistare materie prime, curare
i mercati, visionare i perfezionamenti tecnici e tecnologici, seguire costantemente
la clientela. Andava regolarmente a Parigi, considerata la città della
moda e a Londra dove acquistava i peli del coniglio selvatico australiano,
inglese e scozzese. S’inoltrò quindi nel settore dell’esportazione
che risultò da subito essere una carta vincente per il successo della “Borsalino” in
un’epoca nella quale il cappello era in auge ed in larghissimo uso. Fu
il primo ad esportare in Germania dove il marchio “Borsalino” fu
conosciuto e ricercato ancor prima che in Italia. Visitò l’Australia
con un campionario di cappelli per conoscerne il mercato e potervi esportare
il suo prodotto che presto divenne il preferito dagli australiani conquistandone
il paese. Dopo una vita dedicata al lavoro si spense, all’età di
66 anni, il 1° aprile 1900. Da tutto il mondo giunsero alla vedova e ai
figli numerose manifestazioni di condoglianze e attestazioni di stima.
La passione per la montagna
La grande passione di Giuseppe Borsalino, che peraltro non si concedeva altri
svaghi essendo molto legato al suo lavoro, era l’alpinismo. Conosceva
bene i sentieri del Monte Rosa e del Cervino ed era solito albergare all’Hotel & Pension
Thedy in Zermatt. Strinse una profonda amicizia con la celebre guida alpina
Mattia Zurbriggen, che aveva accompagnato l’alpinista inglese Fitgerald
nelle sue ascensioni sull’Himalaja. I racconti di questa esperienza
spinsero Borsalino ad organizzare un viaggio in Australia e Nuova Zelanda,
terre che da sempre desiderava conoscere; ed insieme a Zurbriggen progettò di
scalare il Monte Cook in Nuova Zelanda.
L'impegno nel campo sociale
Una vita fortunata e colma di successi non gli fece mai dimenticare le sue
umili origini. Per la gente di Pecetto egli era “U SIUR PIPEN”,
ma dietro all’espressione dialettale si celavano fiducia, ammirazione
ed affetto. Non solo non si era mai vergognato della sua umile origine, non
se n’era mai dimenticato; la miseria conosciuta in gioventù nelle
fabbriche dove aveva lavorato come apprendista e come operaio ad Alessandria
e in Francia gli era ben presente. L’immagine di sofferenze ed ingiustizie
sociali doveva essergli impressa nell’animo e, quando ebbe alle sue
dipendenze centinaia di operai ed operaie, si preoccupò con sollecitudine
della loro condizione di lavoro, di vita e di salute. L’orientamento
progressista - il suo nome comparve sui manifesti elettorali dell’epoca-
lo indusse ad avere un rapporto con la classe operaia che andava al di là del
paternalismo aziendale, sino ad instaurare significativi livelli di dialogo
e di collaborazione. Giuseppe Borsalino fu uno dei primi grandi industriali
italiani a creare quelle provvidenze a favore dei lavoratori ancora prima
che venissero previste dal legislatore; ci riferiamo all’istituzione
della Cassa Pensioni, della Cassa Infortuni, della Cassa di Previdenza per
gli ammalati, della costruzione dell’educatorio per i figli dei suoi
dipendenti. Pochi parlavano nel 1885 di Assicurazioni per gli infortuni sul
lavoro; Borsalino vi pensò a sue spese, e quando, con la legge del
1898 avrebbe potuto versare meno contributi, non volle approfittarne e continuò a
versare i contributi secondo i suoi parametri molto più favorevoli
per i suoi dipendenti. Ricoprì cariche negli organismi industriali,
bancari e commerciali e fu consigliere comunale del Comune di Alessandria
dal 1875 al 1878, senza peraltro lasciare significative tracce in un periodo
di acuto contrasto tra i gruppi liberali e l’ala clericale.
Il senatore Teresio Borsalino
Giuseppe Borsalino ebbe 5 figli, Rosa, Maria, Mario, Teresio
e Paolina; colui che proseguì nell’attività industriale
del padre fu Teresio, che si dedicò alacremente e con grande competenza
alla produzione dell’ormai famoso “Cappello”. Qui vorremmo
soprattutto ricordarlo per ciò che fece in memoria del padre Giuseppe
con la realizzazione di opere e provvidenze a favore dei suoi dipendenti,
della città di Alessandria e del paese natale del padre, Pecetto
di Valenza. Già nel 1901 fondò la “Cassa di soccorso
per le malattie degli impiegati e operai”, provvide alla nomina
di un medico all’interno dello stabilimento e istituì l’infermeria
all’interno della fabbrica. Nel 1903 creò la “Fondazione
a ricordo di Giuseppe Borsalino” per l’istituzione di premi
agli operai e nello stesso anno migliorò le istituzioni previdenziali
interne. Negli anni successivi fece costruire, sempre in memoria del
padre, il Sanatorio intitolato a sua Maestà Re Vittorio Emanuele
III, una struttura capace di 216 posti letto. Nel 1924 iniziarono i lavori
per la realizzazione dell’Acquedotto Giuseppe Borsalino nella città di
Alessandria, lavori che terminarono già nel 1927. L’anno
successivo Teresio Borsalino finanziò, sempre in Alessandria,
la posa di un importante tratto della fognatura urbana. Nel 1924 fu invece
inaugurato a Pecetto di Valenza l’Acquedotto Giuseppe Borsalino
completo anche di lavanderia e bagni pubblici. La vita di Teresio Borsalino
si incrociò con quella di un’altra famosa alessandrina,
Madre Teresa Michel. Infatti Nel 1922 il Senatore Teresio Borsalino visitò gli
infelici locali ove la santa donna ospitava i poveri e i diseredati e
si impressionò dello stato di indecenza. Subito si informò sulla
meritoria e indispensabile attività svolta da Madre Michel; acquistò un
terreno e già nel settembre del 1923 fece iniziare i lavori dell’Ospizio
della Divina Provvidenza. Fece inoltre risorgere la vecchia Casa Madre
della Divina Provvidenza in Via Faa di Bruno ad Alessandria e tra il
1928 e il 1935 costruì la Casa di Riposo ad Alessandria capace
di circa 300 posti