| siete qui: Storia - La romana "Pecetum Valentinum" |
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agricolo - ma da qualche anno non soltanto più tale con l’arrivo
di numerosi laboratori orafi - sorge all'estremo margine orientale del
basso Monferrato, su uno sprone collinare digradante verso la sponda
destra de1 Po, nel quale poco più a valle confluisce il fiume
Tanaro. L'aggiunta "di Valenza” al nome del paese è stata
decisa per non confonderla con Pecetto Torinese. Oltre al con- centrico
vi è una frazione, Pellizzari. Pecetto è l'antica Pecetum
Valentinum di origine romana. Gli scavi archeologici ne hanno confermato
l'importanza e sono certamente risalenti a quell'epoca i resti di mura
romane rinvenute nei dintorni del paese; le ipotesi più qualificate
li attribuiscono a una villa (fattoria) di notevoli dimensioni. Va ino1tre
ricordato come in località Pellizzari anni or sono sia stato ritrovato
a discreta profondità il selciato di una strada romana, diramazione
forse della via Giulia che da Asti portava a Valenza. San Siro, vescovo
di Pavia, avrebbe predicato il Vangelo nella zona: una località del
comune porta ancora il nome del santo e in tempi remoti fu pure edificata
una chiesa oggi distrutta. Dei secoli successivi all'età romana
ben poco si conosce con certezza e per quanto si riferisce al periodo
precedente il Mille: vi sono documentate testimonianze di insediamenti
longobardi. Di grande interesse storico sono le tombe rinvenute durante
lavori agricoli: si tratta di sepolture in laterizio di recupero da precedenti
strutture romane, raggruppate in necropoli c disposte secondo uno schema
ben preciso. Verso il Mille, quando gli Aleramici fondarono la marca
del Monferrato, fu compreso anche Pecetto nel feudo del potente marchesato.
Si sa per che l’Imperatore Enrico IV nel 1063 lo dono al vescovo
di Vercelli, che lo cedette in feudo ai marchesi di Occimiano. Il castello
di Pecetto, oggi distrutto, compare citato in una bolla dell'aprile 1223
con la quale Federico II, imperatore c re di Sicilia, concedeva privilegi
a Guglielmo di Monferrato. Nella seconda metà del XIII secolo
le lotte violente tra guelfi e ghibellini sconvolgevano l’Italia,
le rappresaglie si susseguivano e i passaggi da signoria a signoria si
successero improvvisi c con crescendo continuo. Il marchese del Monferrato
nel 1289 si era impadronito di Alessandria e Tortona, i Visconti, patroni
dei ghibellini, cercarono di paralizzarne il potere ma egli riuscì a
occupare nuovamente Pecetto, Valenza e poi Casale. Le sorti tornarono
però ancora a favore dei Visconti, che riconquistarono Pecetto
con Valenza. Alcuni pecettesi come si legge in un codice vaticano, accusati
di aderire alla parte dei Visconti furono citati dai guelfi a comparire
dinanzi agli inquisitori di Valenza e poiché non si presentarono
vennero condannati in contumacia. Con il dominio degli spagnoli iniziato
con Carlo V il paese fu definitivamente annesso a contado di Pavia e
al ducato di Milano. Durante la guerra tra francesi e spagnoli per il
dominio sull'Italia anche Pecetto fu teatro di un sanguinoso scontro
e nel giorno del Corpus Domini del 1557 il castello fu distrutto come
risulta da documenti dell’archivio parrocchiale. Alterne vicende
coinvolsero i paese nel susseguirsi delle lotte per il dominio della
zona valenzana, sino alla Rivoluzione francese. Ma, partiti i francesi,
il borgo rimase al servizio degli austro-russi che lo assoggettarono
a forti tributi in natura e denaro. Dopo il Congresso di Vienna il comune
tornò ai Savoia. Durante la guerra di indipendenza del 1859 Vittorio
Emanuele II fu a e salì sui resti del castello per osservare le
mosse delle truppe austriache capitanate dal generale Giulaj che avevano
invaso la Lomellina. Cenni artistici Dell'antico castello feudale rimangono soltanto i ruderi di una torre. La Parrocchiale di Santa Maria, monumento nazionale, severa e solenne come una cattedrale, si slancia verso il cielo e dall’alto de1 campanile lo sguardo spazia su un ampio paesaggio. Di stile barocco lombardo si apre sulla piazza con una delicata scalinata sormontata da un bramantesco pronao. Fu eretta nel 1739 su progetto di De Aquillara di Pavia. La Certosa, interessante esemplare di architettura rinascimentale, presenta un ampio portico sostenuto da colonne di granito toscano anche se oggi, purtroppo, ha perso molto del suo antico splendore. Costruita da Gian Galeazzo Visconti per donarla alla Certosa di Pavia, è stata negli anni del periodo rinascimentale il centro del fermento culturale di Pecetto. Il seicentesco Palazzo detto De Questore attesta il buon gusto di antiche famiglie pecettesi. Nel 1920 sulla piazza centrale è stato eretto il monumento a Giuseppe Borsalino, opera in marmo, dello scultore Luigi Contratti. |
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